ORGOGLIO AMERICANO - Il via fra orgoglio americano e amarezza: il classico «Born in the Usa» - Bruce da solo con la chitarra acustica - ha fatto vibrare lo stadio in una versione lenta come un canto sacro seguito da «The Rising», dall’ultimo album ma diventata molto rapidamente canzone simbolo del repertorio. Due inni al riscatto seguiti - mentre una ventata d'aria fresca da temporale appenninico carezzava lo stadio - da «Lonesome Day», il teorema rock della tristezza girata in gioia di consapevolezza, offerta da quella faccia comune di bravo ragazzo.
POETA - Il poeta-rock, che riesce a rappresentare soprattutto in grandi spazi il sogno e l'incubo americano, le tristezze del quotidiano, ma anche la passione del sesso, gli slanci dell'amore e il grigiore che accompagna la fine di ogni illusione, è apparso il grande forma. Lo show è sotto il segno del «suo» 11 settembre, sublimato alla perfezione, senza buonismi, ma anche senza cedimenti nell’album «The Rising». Poi il gioco sapiente fra lui e la band, la gara continua di chitarre fra Nils Lofgren e Little Steven.
A un tratto «indossa» l'armonica a bocca, chiama a se la moglie-corista Patti Scialfa e chiede in italiano: «Per le prossime due canzoni vi prego di fare silenzio».
TORRI GEMELLE - E intona una commovente versione acustica di «Empty Sky», quel cielo rimasto vuoto delle Torri Gemelle. E, sempre in versione acustica, rinasce la recente «You’re Missing». Poi di nuovo festa con «Waitin’ On A Sunny Day» («A Sunny Day for Italy», improvvisa nel testo). Per questo brano scende dal palco e corre a ridosso delle prime file. Il volume è altissimo, distorto, oltre la soglia del dolore, ma la gente balla e gode all'unisono anche nelle seguenti canzoni fra cui «Worlds apart» una scatenata «Badlands» in duetto vocal chitarristico con Little Steven, finale mozzafiato con delirio generale e grida di Bruce «Italia, Italia».
DEDICATO ALLA MOGLIE - Ancora una interminabile dilatata e travolgente «Mary’s Place» e poi, per la prima volta in questo tour, «Tougher Than the Rest» che ha dedicato alla moglie Patti in occasione del loro 12° anniversario di matrimonio che cadeva ieri. E via verso il finale fra «Promised Land», «Into The Fire» e «Jungleland» fino alla cascata di bis con «Born to Run». Con alcuni momenti imprevedibili come la lunga «Kitty’s Back» in clima free jazz e soprattutto «Seven night to rock».
IMPROVVISAZIONE - Poco prima dello show alcuni membri della E Street Band hanno incontrato la stampa. «Tenete sempre gli occhi aperti, perché nei nostri concerti tutto nasce all'improvviso. Una piccola distrazione e vi perdete l’happening», hanno detto. Poi ciascuno ha tessuto, a suo modo, le lodi del Boss: «E' un privilegio suonare con lui, i rapporto sono rilassati e si lavora con passione» (Nils Lofgren, chitarra); E' un mix di Dylan e Presley, cioè di cultura e rock» (Roy Bittan, piano), «Siamo amici fin dagli anni ’60. Ci conosciamo così bene che ciascuno sa cosa farà l'altro prima che lo faccia» (Danny Federici, tastiere); «E' come vivere una perenne seconda giovinezza» (Garry Tallent, basso); «E' sempre stato alla mia altezza...» (Little Steven, chitarra); «Ha le idee chiare sia in studio che nello show» (Soozie Tyrell, corista e violinista). Appuntamento a Milano, San Siro, il 28 giugno.
Mario Luzzatto Fegiz